Francesco Vincenti, Un Punto di Vista sulla Digital Combat Academy

L’articolo è stato realizzato da Francesco Vincenti, Studente della Digital Combat Academy nel Corso in Aula a Roma di Ottobre 2018.

Mi è stato recentemente chiesto: qual è la tua maggiore qualità? Ho pensato di rispondere cominciando dal mio difetto più grande. Cioè che non ho memoria. Ma la mia mancanza di memoria è proprio il motivo per il quale ho deciso di iniziare a scrivere.

E difatti sto raccontando la mia storia in un articolo e non dal vivo perché altrimenti non saprei renderla allo stesso modo.

Mi chiamo Francesco Vincenti, ho 21 anni, sono di Roma e sono uno studente all’Università La Sapi…

No no no, non va bene, ricominciamo.

Questo è chi ero qualche mese fa, prima di scoprire la Digital Combat Academy e quindi che esistesse un pezzo di mondo fatto per quelli come me.

Ma come sono fatto io, ora?

Per farmene un’idea posso cominciare dalle mie passioni e dalle mie intenzioni.

Ho cura e interesse fin da bambino a scoprire ciò che fa da sfondo alle relazioni umane, e questo mi ha permesso di individuarne il piú delle volte in maniera del tutto naturale debolezze e punti di forza.

Questo peró fino a poco tempo fa mi dava l’idea di vivere nell’ombra, perché avevo l’impressione di isolarmi dalle parole delle persone, semplicemente perché per me l’essenziale non sta nelle conversazioni, ma nei pensieri.

Il nostro corpo parla molto più di noi e questo spesso mi ha aiutato a leggere la veritá nelle persone e a costruire i rapporti di fiducia che mi accompagnano oggi nella vita.

Ma non potevo mica dirlo a nessuno.

Sennò sarei sembrato più uno psichiatra scomodo e invadente. Me ne stavo zitto a riguardo, e ho cominciato ad accumulare tutte queste osservazioni tra me e le note del mio telefono.

É successo che mi sono ritrovato sommerso a un certo punto da quelle migliaia di note scritte.

E mi sono reso conto che non potevano più passare inosservate.

Così un bel giorno ho capito che scrivere era ció che mi riusciva meglio, lo stesso giorno in cui ho lasciato l’università e mi sono ritrovato con solo quelle osservazioni in mano. Erano fisicamente tutto ciò che mi era rimasto, e altro non erano che i miei pensieri in crescita messi per iscritto. Quindi…

Ero io l’unica cosa che mi era rimasta.

Ma ancora, non lo dicevo a nessuno.

Il motivo era che non avevo trovato la direzione adeguata in cui esplodere.

Allora ho messo insieme quelli che erano i miei tre mondi di appartenenza: psicologia, cinema e fantasia.E come li ho messi tutti e tre assieme?

Ho scelto di approcciare all’industria dell’intrattenimento e del cinema perché credo sia forse il più potente ed efficace mezzo di comunicazione, tra l’altro immortale e in continua evoluzione, che mi consente allo stesso tempo di lavorare con la fantasia senza alcun limite.

Perché l’unico limite che non mi annoia è la fantasia.

Ora ho accesso agli strumenti per toccare l’animo delle persone, e finalmente posso parlare. Parlare allo scopo di supportare.

E lo faccio provando a rendere partecipi e testimoni di tutto ciò che vedo e che vivo, con la speranza che ció possa essere d’aiuto sia a me e sia a chi riesce a impersonificarsi in me tramite i miei obiettivi e le mie difficoltà.

E perché dentro di me c’è già scritto un libro che aspetta solo di essere letto.

Da me stesso compreso.

E quello che sto per raccontare é proprio uno dei capitoli più importanti di questo libro.

Stavo accumulando una sfilza di errori prima di scoprire l’Accademia.

Ho cominciato ad apprezzarne da subito la mentalità perché sono stato messo davanti ai miei stessi errori.

‘Perché ogni atto di costruzione è prima di tutto un atto di distruzione’ per citare Picasso, e questo monito in me ha sbloccato in 3 mesi qualcosa che nessuno è riuscito a fare nei 21 anni precedenti, nemmeno i miei stessi genitori. Nemmeno io.

Questo è successo perché riuscire a mettere da parte se stessi e fermarsi ad ascoltare gli altri è una dote che ho trovato nei docenti qua mai come prima d’ora.

E qualsiasi sia il tuo problema se l’ambizione e la fame (che parola ci metto che renda fame) ne sono il genuino contorno, troverai la soluzione.

Io l’ho trovata perché a differenza delle università nostrane non si è giudicati per come si emula un modello storico precedente, ma per come lo si stravolge.

Ho scoperto nella diversità, il mio metodo.

A differenza della scuola che conosciamo. Il valore non è solo nel cosa si impara ma nel chi te lo insegna.

E c’è differenza tra insegnare e vendere un pacchetto ‘libro+materia’, qua la si nota.

C’è una totale connessione tra materia e insegnante che nella mia esperienza scolastica precedente ho avuto forse la fortuna di vedere in 3 insegnanti su più di 50.

Ho paura che sia stato smarrito del tutto il senso della formazione e dell’educazione, sviando il problema al fatto che i giovani d’oggi sono distratti dalla tecnologia, dal telefonino in classe a lezione. Dobbiamo ringraziare di avere quel telefono in mano perché é il primo degli oggetti che simboleggia questo XXI secolo ed è l’oggetto per il quale la storia ci ricorderà.

Vogliamo essere ricordati per le sue enormi potenzialità o permettere che chi non si aggiorna la scriva al posto nostro?

Per fortuna non dovremo preoccuparci alla lunga di questo perché il corso degli eventi ha già scritto quale sarà il suo prossimo capitolo. E al giudizio della storia nessuno può sottrarsi.

Chi ho trovato qua non solo non soffre della sindrome amotivazionale che spesso caratterizza l’istruzione statale, ma ha anche dimostrato di poter estrarre dalle mie passioni un potenziale nascosto.

Prima mi sentivo come il leone che non riesce a saltare nel cerchio di fuoco.

Forbes proprio questi giorni mi ha ricordato che ‘non capita tutti i giorni di ascoltare le storie di successo direttamente dalla voce di chi le ha costruite, passo dopo passo’.

Ed è proprio questo che ho avuto la fortuna di ascoltare per tre mesi all’Accademia.

Che la musica ci cambi lo stato d’animo è una prova scientifica, ed è la musica delle parole che corrono tra queste stanze che ha cominciato a risuonarmi nelle orecchie fino a cambiare profondamente la mia opinione, il mio giudizio, il mio spirito.

Alla Digital Combat Academy si sentono storie di chi ha fatto cosa, e nell’ultima lezione dell’ultima settimana, nel momento in cui devi usare la strategia, ti ritrovi a ricomporre tutte le storie precedenti come in un mosaico, vedi e comprendi i sentieri nascosti tra quei racconti che altro non sono stati che la chiave della vera ricchezza acquisita da me in questo percorso: la positività.

Qui sei stimolato da persone che letteralmente spingono per farti dare il massimo in ogni momento, che ti guardano negli occhi, e se non ti stanno guardando è solo perché hanno lo sguardo rivolto ad istruire quello accanto a te.

Ho visto docenti fare lezioni sdraiati da per terra, con un altro ci siamo ritrovati a Villa Comandini, o ancora nel cortile di EFM per girare un cortometraggio di un minuto.

Parli con chi la Silicon Valley l’ha vissuta davvero. O con chi lavora in Parlamento e in TV e ti racconta quelle storie da insider e da dietro le quinte mostrandoti quale è stato, nessuno escluso, il loro ottimo impatto su di esse. Hai la possibilità di parlare con chi sa come funzionano le cose, come funzionano i media da dentro.

E parlando di me sono sempre stato attratto dallo scoprire il velo di Maya, L’architettura che c’è dietro ogni struttura aziendale, politica e via dicendo.

E qua non ho imparato solo come funziona ma anche come farlo funzionare personalmente. E ho capito come ‘muovere piú fili’ una volta fuori dall’Accademia.

Sono cresciute di gran lunga le mie competenze in materia di ricerca e di elaborazione dei dati, strategia, fenomenologia del Web e Public Speaking.

Per rendere proprio fino in fondo tutto ciò, il mio consiglio è semplicemente di non sottovalutare l’effetto determinante che hanno intuizione, calcolo e fortuna.

Ho imparato poi solo alla fine che potevo avere un valore per i docenti stessi.

Fino a quel giorno credevo che l’Accademia offrisse due sole vie.

Una era quella in cui noi studenti stavamo la per apprendere conoscenze di Web Marketing, mentre l’altra consisteva nella possibilità di ritrovarsi chi veniva a raccontare le storie della propria vita dalla prima parola pronunciata nell’infanzia fino ad oggi.

Esattamente questo succedeva nelle prime ore: si aveva la possibilità di accedere ai contenuti più intimi e ai neuroni che hanno corso come impulsi elettrici rimbalzando tra le pareti di quelle menti accellerate. Poi si cominciava ad entrare nella metodologia della materia del giorno. E la si metteva in pratica, in maniera individuale o in gruppo.

La lezione più importante che ho tratto dalle parole dei docenti riguarda un episodio chiave nell’avermi offerto una chiave di sblocco:

La persona e il giorno in cui hanno avuto accesso al lavoro.

Ed è nel momento in cui senti quella storia di ognuno di noi su questo pianeta che capisci quanto sia più facile.

Parlando della materia, se per un momento guardiamo fuori dall’Accademia e non ci facciamo sfuggire che l’A.I, come esempio della massima tecnologia, sta riscrivendo interamente i codici della nostra biologia e delle nostre priorità, non possiamo non capire che le competenze digitali sono la base di ciò che il pianeta richiederá a se stesso sempre di più.

E mi spavento quando oggi mi fermo a pensare che fino a poco tempo fa non avevo nemmeno le basi per comprendere l’effetto reale della tecnologia sul modo di vedere che abbiamo nei confronti di tutto ció che ci circonda.

La tecnologia ci permette di sbagliare più velocemente perché ci consente di avere subito un feedback. E a volte una cosa buona esce fuori dopo 10.000 tentativi.

E la tecnologia ci permette di imparare in un attimo, tutto, o perlomeno di arrivarci, sta a noi selezionare e approfondire.

Parte tutto da una ricerca…

Le opportunità sono ovunque intorno a noi, basta prendere un computer e scoprirle.

E la Digital Combat Academy è un computer nel suo piccolo. Una macchina perfetta fatta di relazioni umane dove si programma collettivamente.

In quella stanza il network, la rete nel suo termine madre di connessione prende qualsiasi forma: Connessioni di persone. Connessioni di informazioni. Connessioni di opportunitá.

Ogni settimana era una scuola diversa.

Se come me cercate sempre uno stimolo nuovo e non credete in percorsi d’apprendimento di lunga durata, per la paura di ritrovarvi nel mezzo con niente in mano e zero prospettiva in vista di un futuro sviluppo di questi, qua ho capito come abbandonare del tutto quei pensieri ostili solo per il semplice fatto di trovare delle analogie su questo tema con dei compagni di classe. Spesso pensare in coro tutti la stessa cosa ci rende confidenti con noi stessi.

E nel riconoscersi a vicenda si esprime fiducia. Ed è la fiducia ciò che mi ha permesso di vedere opportunità dove prima vedevo solo ostacoli.

Insieme.

Il primo giorno fu proprio Federico, il fondatore, a dirmi qua ‘succedono cose’. A me è successa. In maniera diretta tramite la Digital Combat Academy e allo stesso tempo inaspettata.

L’euforia che si legge tra le righe di questa pagina del mio libro é stata notata in classe da chi tra quei docenti ha capito che volevo scrivere anche io al piú presto riguardo il giorno e la persona che mi avrebbe consegnato le chiavi d’accesso alla scatola magica del lavoro, quel momento in cui avrei potuto impiegare le mie risorse mentali e fisiche nell’esercizio di una causa, di un’arte.

L’ho conosciuta anche io quella persona. O forse sono stato notato solo per i miei capelli lunghi.

Fatto sta che é successo. E ora ho una direzione unica in cui impiegare la mia fantasia, ma questa volta per trasformarla in realtà.

E l’opportunità che mi si è palesata é ben superiore ad ogni mia aspettativa passata. Non avrei mai creduto che il mio fatidico primo giorno sarebbe stato così e devo ammettere che non mi dispiacerebbe raccontare ora la mia storia, ma chissà che magari tornerò a parlarne proprio qua, allo stesso modo di chi in quei 3 mesi le ha raccontate a me, e non vorrei toglierle almeno la curiosità.

Dal primo giorno in Accademia mi sono convinto che se alla fine di un corso non sei stato in grado di prendere parte a un progetto o ad un lavoro, hai solo perso tempo. E mi é tornata utile questa convinzione, perché ho scoperto che per arrivare a qualcosa basta desiderarla piú di ogni altra cosa al mondo.

Il come ci si arriva viene da sé a quel punto.

E questa era una delle mie note.

Mi è stato detto che ci sarebbe stato chi avrebbe ascoltato le mie parole, e l’ho donata a l’unico a cui potevo farla leggere: chi, donandomi il suo tempo e la sua fiducia, mi ha permesso di arrivare a scriverla.