Massimo Ciaglia, Punta di Diamante dell’Ecosistema Digitale in Italia

«Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova», diceva Agatha Christie. Ebbene, conoscere nel dettaglio la storia del protagonista di questa intervista non lascia spazio ai dubbi. Ci sono abbastanza indizi per ottenere la prova che Massimo Ciaglia sia una delle principali punte di diamante dell’ecosistema digitale in Italia.

Imprenditore con track record di tutto rispetto, e autore di un libro divenuto best seller di categoria su Amazon in pre-vendita, Massimo ha conquistato l’immaginario collettivo del mondo startup in ogni formato e contesto possibile. Nelle aule in cui insegna, negli uffici in cui supporta le startup nelle quali investe, sui palchi in cui condivide la sua esperienza, nei testi con cui aiuta i giovani imprenditori – in particolare uno, ‘The Startup Canvas’.

Diversi professionisti nel digitale negli ultimi anni ci avevano fatto il suo nome, o quello del suo libro, e anche qui tre indizi fanno una prova. Sebbene produrre contenuti online possa aiutare il proprio brand personale, la vera reputazione di un professionista si costruisce offline. E abbiamo avuto modo di osservare che la reputazione di Massimo Ciaglia è alle stelle.

Ci piace ospitare storie e punti di vista come quelli di Massimo perché è importante ogni tanto uscire dalla propria bolla, e farsi contaminare da persone con un livello di seniority molto più elevato. Da persone come lui c’è tanto da imparare, e altrettanto da cui prendere ispirazione.

Sentiamo che i destini di questa scuola e del protagonista di questa intervista si incroceranno in aula, molto presto. In attesa di questo grande giorno vi invitiamo a leggere la sua intervista.

Imprenditore, investitore, advisor, speaker. Partiamo tuttavia dalle origini, in particolare dai tempi dell’università – che oggi vive un calo di reputazione a causa del presunto scollamento col mercato del lavoro. Scienze dell’Informazione, Sapienza, 110 e Lode: come hai vissuto l’epoca universitaria e cosa ti sei riportato a casa dagli studi rispetto a quello che sarebbe stato il tuo percorso professionale?

“È stato sicuramente un momento molto importante e formativo. Lì ho curato i primi rapporti, che ancora oggi, nonostante gli impegni, porto avanti e le prime piccole attività legate alla realtà universitaria.

Mi ha dato la forma mentis, la capacità di guardare oltre le cose, la vision e sicuramente la determinazione nel ragionare per obiettivi.

Non ho frequentato l’ambiente, in quanto ho iniziato a lavorare in IBM appena diplomato, ma consiglio a tutti la laurea, è una tappa importantissima nel proprio curriculum vitae. Io ho scelto di iniziare da subito la vita lavorativa, che mi ha fatto fare esperienza sin dai primi anni, mentre contemporaneamente portavo avanti gli esami universitari, e questo mi ha dato indubbiamente un vantaggio competitivo rispetto a molti altri miei coetanei”.

A differenza di molti giovani startupper che freschi di università si lanciano nel mondo dell’impresa, tu prima di avviare la tua carriera imprenditoriale hai maturato delle esperienze professionali. Portaci nel vivo delle tue esperienze in IBM a Roma e Vertex negli Stati Uniti. Di cosa ti occupavi nel dettaglio e quando hai capito che avresti voluto fare il grande salto da lavoratore a imprenditore?

“Ho sempre avuto una mentalità orientata all’imprenditoria. Sentivo l’esigenza di fare il ‘grande passo’, di valicare quel confine tra il noto e l’ignoto, tra la certezza e l’incertezza.

Ho iniziato a 19 anni in IBM, ma non ero soddisfatto, volevo ben altro. Una multinazionale è una meravigliosa scuola, ma nel mio DNA c’era la voglia di creare una mia creatura. Dare le dimissioni per intraprendere un nuovo cammino non mi spaventava, avevo contro tutti, anche la famiglia, ma sentivo dentro di me che era la scelta giusta. Oggi posso dire con serenità che sono arrivato dove sono grazie al mio coraggio e al fatto che come dico a tutti bisogna sempre inseguire i propri sogni e come diceva Muhammad Ali: colui che non è abbastanza coraggioso da correre rischi non compirà mai nulla nella vita”.

A questo punto il tuo profilo LinkedIn presenta una sequenza sterminata di esperienze come CEO, investitore, partner e chi più ne ha più ne metta. Al netto del fatto che il giorno è fatto solo di 24 ore, solo una domanda per te: dove trovi le energie fisiche e mentali per gestire una vita ricca come la tua a questo livello di complessità?

“Questa domanda mi fa sorridere molto, perché spesso me lo chiedono anche i miei colleghi e i miei collaboratori. La risposta è molto semplice e preferisco risponderti con una nota frase di Confucio: ‘Fai quello che ami e non lavorerai un solo giorno della tua vita’.

Devo molto a mio papà che mi ha insegnato sin da bimbo a pianificare. Io a 10 anni già ricevevo una paghetta mensile ed avevo un financial planner dove mi aveva insegnato a pianificare le mie spese e a tener traccia di costi e ricavi mensili. Lui era un imprenditore e mi ha insegnato il valore del denaro e come pianificare le spese e gli investimenti sin da piccolo”.

Impossibile non parlare del seguente libro: ‘The Startup Canvas. Il metodo per trasformare una idea in un successo sicuro’. Molte persone ti conoscono prima per questo, e poi – se sono stati abbastanza fortunati – per averti incontrato di persona. Com’è nata l’idea di scrivere questo libro e che impatto senti abbia avuto nella community degli startupper in Italia?

“Il 97% delle startup fallisce! Il motivo? L’assenza di un metodo, che porta molto spesso a commettere errori, che io, per mia esperienza, direi comuni in molte startup.

A ciò ho voluto dare una soluzione: una guida operativa, appunto The Startup Canvas, dedicata esclusivamente alle startup, che li portasse a strutturare la propria idea di business nel modo giusto.

Il mio libro quanto ha influito? A questa domanda preferirei non rispondere io, ma tutte le persone che hanno letto il mio libro e che mi hanno scritto e che continuano a scrivermi sui social e per email. Quasi ogni giorno ricevo foto e messaggi di chi lo finisce di leggere e mi ringrazia per ciò che sono riuscito a trasferirgli. È un testo adatto sia al neofita, che a chi vuole approfondire il mindset di metodologie e strumenti necessari per far crescere e scalare con successo un progetto startup.

Un dato che mi ha fatto sorridere è stato che è diventato best seller di categoria su Amazon, e continua ad esserlo, prima ancora che fosse disponibile, ovvero quando era ancora in pre-vendita”.

In questa scuola di marketing digitale tendiamo a essere molto critici nei confronti dell’ecosistema startup. Siamo persone pragmatiche, che vengono dal basso, e l’idea di giovani che giocano a fare business coi soldi degli investitori per il puro gusto di far comparire la parola ‘entrepreneur’ nella bio Instagram non ci ammalia del tutto. Ribaltiamo la prospettiva allora, e guardiamo anche il bicchiere mezzo pieno insieme a te. Che giudizio complessivo daresti dell’ecosistema startup in Italia, e dei giovani imprenditori coi quali ti confronti tutti i giorni?

“Risponderò con franchezza, dote che ormai mi contraddistingue. Io questi giovani non li vedo così superficiali e con così poco spessore.

Anzi sono persone a cui brillano gli occhi, che lavorano e credono fortemente nei loro progetti. Stanno investendo tanto, stanno investendo la cosa più importante che hanno: il loro tempo.

Mi immedesimo molto in loro e molto spesso mi ci rivedo, perché anche loro, come me, spesso riescono ad avere il coraggio di scegliere l’incertezza per la certezza. Mi capitano tra le startup che seguo storie di chi abbandona il proprio posto di lavoro e la sicurezza per seguire il proprio cuore e le proprie ambizioni. Non c’è cosa più bella che inseguire i propri sogni e tirar fuori la propria idea dal cassetto. Si può anche fallire ma come ci dice W. Churchill, la chiave del successo è passare da un fallimento all’altro senza perdere il tuo entusiasmo”.

Concludiamo con due delle tue più importanti – e recenti – imprese aziendali. Parliamo di Poleecy e Connectia. Come spiegheresti di cosa si occupano queste due realtà?

“Connectia è un progetto nato nel 2018 e da zero è arrivata in meno di un anno ad oltre 40 collaboratori. Aiuta a trasformare i sogni in progetti imprenditoriali e struttura le startup nel loro processo di sviluppo per posizionarle sul mercato, validarne i prodotti, farle crescere e scalare. Dal 2019 ho deciso anche di utilizzarla come veicolo partecipativo e iniziare ad investire sulle migliori idee. Siamo già a 3 investimenti fatti e due in valutazione.

Poleecy è una piattaforma digitale che ti permette di stipulare assicurazioni temporanee tramite una app, da utilizzare nel momento in cui ne hai bisogno e per sottoscrivere una polizza assicurativa economica e della durata strettamente necessaria alle tue esigenze. Il vantaggio competitivo è avere un brevetto che la rende unica a livello mondiale utilizzando per la prima volta la blockchain per l’instant insurance”.